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mercoledì 18 novembre 2009
So funny
Bello studiare la mattina, fare l'intero pomeriggio di lezione, tornare a casa stranamente senza spesa perchè i 22 chili d'acqua li ho presi ieri e mi sono impersonata nel folletto della cartaigienica giusto lunedì, spazzare, spolverare, lavare per terra e, infine mettersi tranquilla in camera per veder girovagare gente con le scarpe per tutto l'appartamento e sentire gli sputi lanciati nel lavandino e le cose lasciate cadere per terra con non-chalance.
Ieri, in macchina, di ritorno da Parma, tra amici. Si parla di una macchina utilitaria nuova e di quale modello di auto sia adatto per chi vuol metter su famiglia.
"Sì, Alice, tu sei fissata con le Volvo, però!" "Ma Luso, su, la Volvo è la macchina da famiglia per eccellenza!" "Un uomo non può comprare una Volvo, dai, sembra un carro funebre!" "Diceva così anche mio papà, e si vede che tu non hai ancora trovato chi ti addomestica. Infatti, mia mamma voleva una Volvo, mio papà no. E cosa abbiamo noi? Una Volvo." "Ma per favore!" "Dai, ammettilo, è grande, è spaziosa... è la macchina da famiglia!" "Sì, quando muore qualcuno!"
Ieri, alla laurea di una mia cara amica, si è parlato tanto del futuro. E' normale, tra amici ritrovati dopo tanto -troppo- tempo, fare la conta di chi c'è, chi è andato e chi andrà, del punto in cui è la strada di ognuno, di come si è dipinto il pezzo che rimane davanti ai propri piedi e di chi non vuole costruirlo e si lascia trasportare sereno. E' una cosa che mi imbarazza profondamente. Non sono mai stata capace di parlare dei successi -o presunti tali- tranquillamente: mi sembra di imporre la mia storia o la mia opinione, di dare l'impressione di essere superiore, e così mi chiudo in me stessa, rispondo a monosillabi o con frasi spiritose e l'impressione che non volevo dare è spesso servita. E il problema principale è che non riesco ad approfondire perchè non voglio annoiare, così tutti i risvolti rimangono nascosti sotto le pieghe di quello che oro non è.
Mi definite donna in carriera. Dite che ho il futuro già segnato, e che dovrei essere felice. Che sono bravissima, perfetta, stupenda e fortunatissima.
Parliamone, allora.
Ho vinto una borsa di studio. Per me è un successo enorme perchè ci tenevo veramente molto (e veramente molto non rende minimamente l'idea), ma alla fine al concorso eravamo 11, e ne avrebbero scartato solo uno. Non intendo dire che fosse scontato: la mia disperazione prima di sapere il risultato ne è una prova, ma non era nulla in confronto a ciò che la mia amica ostetrica si troverà ad affrontare a breve, ad esempio.
Probabilmente è dovuto al fatto che l'ambito lavorativo è di nicchia e non dei migliori: a molti un lavoro come quello che ci stiamo preparando a fare non piacerebbe proprio. E' pericoloso, è altamente tecnico e molto ben pagato, ma si rischia e si firmano contratti annuali per paesi stranieri, impossibilitati a tornare a casa prima di mesi interi. Io, però, questo lavoro lo adoro. Non riesco a dimenticare la follia che mi ha preso alla fiera cui ho partecipato, non riesco a spiegare quanto mi attiri, quanto mi piaccia l'idea di poter mettere in produzione, controllare, far funzionare. Di essere disponibile 24/7.
Ma c'è un ma. Questa borsa di studio non implica l'assunzione, affatto. Potrebbero benissimo offrirmi un contratto come non offrirmelo, o altrettanto probabile è un posto in un ufficio, a lavorare su cose che vorrei poter toccare con mano. O a far fotocopie.
Allontaniamoci per un momento dall'aspetto lavorativo. Ogni persona aspira ad avere una propria famiglia. Mi piacerebbe sposarmi, avere dei bambini, costruire qualcos'altro oltre che diventare una professionista. Non dico ora, non dico dopodomani, ma verso i 30, 35 anni vorrei, oltre che essere brava nel mio lavoro, aver creato, appunto, qualcos'altro.
Quindi, io ho una carriera a termine. Io ho dieci anni per realizzare quello che voglio, per imparare, costruirmi un lavoro, crescere professionalmente. Dieci anni. Sembrano molti, ma tutto è relativo: ce ne ho messi cinque a prepararmi per un qualcosa che durerà solamente il doppio. E mi è -e mi sarà- costato sudore, fatica, lacrime. Poi, tutt'a un tratto, dovrò mollare tutto. Se la posizione che avrò raggiunto sarà abbastanza alta, potrò sperare di tornare ad avere il mio posto, una volta sposata, una volta avuto un bambino. Altrimenti niente, mi metteranno in un ufficio e tutto il resto della mia vita lavorativa, fino alla pensione, si svolgerà fra quattro mura. C'è qualcosa di più deprimente, di più logorante, di finire a fare ciò che si è cercato sempre di evitare?
Massì, tu sei brava, non rinunceranno a te! Forse sì, forse no. Se non lo so io, come puoi sapere tu la mia bravura o la mia competenza, attuale o futura? Nessuno è indispensabile. E, anche se lo fossi, tornare al mio posto con una famiglia a carico comporterebbe enormi sacrifici. Mesi via da casa, facendo avanti e indietro con elicotteri, aerei. Una famiglia che deve fare a meno di te, tu che sei sola, sempre. Voglio spiegarmi bene: non mi fa paura essere sola, non mi pesa. Il lavoro mi darebbe enormi soddisfazioni, mi affascinerebbe, spronerebbe, e tutto quanto di meglio si possa desiderare da un impiego. Mi peserebbe, però, non vedere i miei bambini, perdermi il loro primo giorno di scuola, non abbracciare mio marito per mesi, tornare a casa per trovare qualcuno che non conosco più -o non mi conosce più-.
Io ho dieci anni. Ammesso che vada bene, che continui a migliorarmi, a far vedere che val la pena di assumere me, a patto che mi faccia il cu*o in una gavetta infinita, che non crolli dopo stress e tensione. Ammesso, insomma, che riesca a ottenere quel posto.
Io, nonostante tutto, continuo ad andare avanti, a testa bassa e occhi chiusi. Perchè in fondo non voglio vedere, non voglio sapere ciò che effettivamente so: che fra un tot di tempo, se sarò stata così brava e fortunata da aver ottenuto il lavoro che più desidero, uno tra noi due dovrà sacrificare la propria vita per seguire l'altro.
O che se fossi in quell'azienda io, prima di assumermi, ci penserei parecchio. Tra una donna brava e un uomo bravino, io prenderei l'uomo. Tutto quello che ho scritto finora sarebbe cancellato: basterebbe una riga: "Mia moglie mi seguirà o mi aspetterà a casa. Curerà amorevole i mie figli, io farò quello che voglio fare finchè mi sarà possibile." Io non investirei in una persona che mi assicura solamente 10 anni di lavoro.
Poi lo so, mi direte che nessuno prevede il futuro, che chissà cosa accadrà, che è stupido farsi problemi ora. Secondo me, però, non è stupido. Mi sembra indispensabile affrontare le cose a tutto tondo, implicazioni a lungo termine comprese. Che poi ciò che succederà sia un mistero per chiunque, mi va bene. Ma non voglio trovarmi fra vent'anni a rimpiangere una scelta, o a stupirmi di dover scegliere.
E non ditemi che uomo e donna è uguale, conta solo la persona. Sono tutte palle. Dopo quattro anni di ingegneria posso affermare con assoluta certezza che se mi chiamassi Paolo, tutto scorrerebbe più liscio.
Oppure, sbaglia la mia famiglia e sbaglio io a pormi certi problemi.
Il primo è disordinato e disorganizzato. Sa cucinare, dice, come un vero cuoco, ma sparge le sue creazioni per tutta la casa. E' dolce e affettuoso quando se ne ricorda, ma se ha altro per la testa è solo colpa della sua natura un po' confusionaria e un po' geniale. Fa quello che deve fare solo per fare piacere a chi ci tiene, prende su di sè compiti che sarebbero anche di altri senza dire una parola. Ciò che è suo è anche degli altri, ha attenzioni che commuovono. E' assolutamente incapace di ascoltare gli altri, è incosciente e trascinato tanto quanto trascinatore.
Un altro a volte stupisce, a volte delude, di solito in rapida successione. Finge bene, anche troppo, ma se trattato con rispetto è piacevole da ascoltare e conoscere, anche se di solito non restituisce la stessa moneta. Probabilmente, perchè tende a inserire le persone in scatole mentali e il giudizio, una volta dato, è definitivo. E' un festaiolo, concentrato su sè stesso. E' forse più responsabile del primo, ma è anche integralista nelle opinioni: molte cose importanti per lui non hanno peso. A volte, per salvaguardare la propria sanità mentale, è meglio non osservare ciò che fa.
L'ultimo di cui si racconta, è generoso e imbranato. Manca totalmente di senso pratico, come altrettanto spesso stupisce con i suoi consigli. E' paziente, ma i suoi scatti d'ira sono memorabili, e tendono a ferire profondamente. E' una roccia: fiero e inamovibile, un porto sicuro dove approdare, un appoggio che non vacilla. Ha salde convinzioni, ma non le impone nè cerca di imporsi. E' attento, forse anche troppo, ai bisogni degli altri e non serve chiedere nulla: ciò di cui si aveva bisogno è già stato fatto. Sa essere dolce, sa essere terribilmente laconico. Non è capace di pubblici slanci di affetto o di sorprese, ma quando esterna quello che pensa, scalfisce anche la persona più cinica.
Io non posso scegliere. Io, a volte, non voglio scegliere. Ma voi ne avete la facolta, e quindi, chi scegliereste? :)
Mia nonna, come scritto anche in qualche post fa, ha dovuto subire di recente una difficile operazione e, dopo tante visite e consigli raccolti, si è deciso per il ricovero in un ospedale qui vicino. Ora che è andato tutto bene, ora che siamo più tranquilli e anche lei si è ripresa (fisicamente e moralmente), si può dire che è bellissimo avere la nonna qui. Anche se è all'ospedale, anche se c'è riabilitazione e fisioterapia da fare, anche se ogni volta incastrare gli orari è difficoltoso, io che non ho mai avuto la possibilità di vederla così spesso sono felice. E' bello andarla a trovare, è bello essere complici e prendere in giro insieme mamma, è bello guardare centovetrine assieme ed è ancora più bello vedere le sue chiamate e immaginarsela tutta intenta a schiacciare i tastini del cellulare (perchè sì, mia nonna ha imparato in tempo record come sfruttare quell'aggeggino e, infilati gli occhiali, ora chiama tutta la sua rubrica a giorni alterni). Ed è dolcissimo che lei mi aspetti il venerdì tornata da Milano e che puntualmente, alla visita precendente, mia mamma si senta dire: "Sì, ma tu stai a casa la prossima volta, che tanto viene lei!". Grande nonna!
"Vorrei però precisare una cosa. I ragazzi che selezioniamo verranno mandati in Norvegia, questo sì, ma anche se prematuro mi sembra giusto mettere in chiaro che, in caso di assunzione da parte dell'azienda, il lavoro cui sarete chiamati non riguarderà paesi -come dire- di questo livello. Credo mi abbia capito. Per lei potrebbe essere un problema?"
Che aspetti che ti dica? Non è un problema, non lo è mai stato. Lo sapevo già da tempo.
"E' quello che voglio fare. A prescindere dal contesto, da quelle che noi chiameremmo condizioni al contorno, se è il mio lavoro devo dare il massimo, questo è ciò che penso."
"Molti però alla firma dei nostri contratti, che riguardano prevalentemente lunghi periodi di tempo, scoprono di non avere abbastanza motivi per partire, di non sapere ancora quale è il limite per sè stessi, fino a che punto si possono spingere, se se la sentono ancora."
"La prima volta che sono andata all'estero avevo 11 anni, e conoscevo un paio di persone soltanto. Nel tempo, ho imparato fino a che punto posso contare su di me, e ho imparato cosa riesco a fare e cosa mi è difficile."
Ho aggiunto alle mie serate invernali il corso d'inglese, perchè serviva una certificazione di quel livello; per mesi ho preparato le cene il giorno prima e le ho riscaldate e mangiate in fretta per poi correre dall'altra parte di Milano il giorno dopo, e tornare alle 23. Che il livello in teoria c'era, ma in pratica se non hai qualcosa di scritto non vale nulla.
Ho rifiutato un esame perchè non equivaleva a quanto sapevo, e addirittura alla fine dell'orale il docente mi aveva proposto di fare una tesi con lui. E l'ho rifiutato perchè ce n'era un altro che mi spaventava, che sapevo sarebbe stato un incubo passare, e per il quale avrei accettato qualsiasi voto. Quindi, dovevo puntare ad alzare il voto di qualcos'altro. Tutto questo perchè la media non era abbastanza alta, perchè uno dei criteri della selezione era 'laureati con almeno 100/110' E' finita che a luglio avevo una marea di esami, e che è stato un mese da incubo. Ancora adesso non so come ho fatto, ma ci sono riuscita.
La tesi. Partivo da 94, e grazie al fantastico lavoro che abbiamo fatto insieme, per mesi, Giulia ed io, quelle 60 -pardon, 62 :P- sudate pagine sono state definite di 'livello medio-alto': "Proporrò 7 punti: 8 è il massimo ma non lo si dà quasi mai. Comunque, per una tesi di questo livello, meno di 7 non possono darvi. Se vedete 6, vuol dire che qualcuno della Commissione si è opposto." Parlando con gli altri laureandi viene fuori che, siccome è 'la triennale', siccome poi si va avanti, siccome siete arrivati fin qui un terzo di quelli che son partiti, siccome bla bla bla, pare si cerchi di fare arrivare al 100 chi può, se il soggetto in questione non si rovina da solo alla discussione.
E discussione fu. Risultato: 101. Che a dirlo così sembra una presa in giro: che c'entrano i dalmata?! Sono le stesse cifre di 110 ma scambiate?! E invece no. E invece vuol dire che la nostra tesi valeva più di 6 punti, che anzi quei 7 li vale tutti e che ce li meritiamo uno ad uno: vuol dire essere apprezzati. C'è un mondo dietro quella cifra.
Come c'è un mondo dietro ai complimenti personali del relatore, dopo la discussione e anche quando sono tornata da lui per il problema Erasmus/concorso. "Mi ha colpito parecchio. E io non faccio i complimenti a tutti." Alla fine, un paio di lezioni del corso di Macchine, e chissà se a qualche matricola Poli interesserà, sono basate completamente sulla nostra tesi.
E si arriva alla selezione. Dove mi gioco il tutto per tutto e faccio anche qualche cavolata. Dove si parla di un ponte rosso, dove alla presentazione personale mi tengo per ultima e inizio a parlare in inglese, dove nella mensa aziendale arrivo a metà del piatto di pasta e già sono piena, perchè tra la tensione e la febbre che ricomincia a salire, non ne posso più. Una prova d'inglese, la presentazione, un test di gruppo, un colloquio psicologico e uno tecnico. Inizia tutto alle 8:45, finisce tutto alle 17:20. E io, stravolta, non rimango a Milano, ma ritorno a casa per collassare sul mio letto.
"Entro domani, al massimo dopodomani vi faremo sapere." Stamattina, chiusa in casa, ancora malata e senza la possibilità di contattare gli altri candidati, mi sembrava di impazzire. Non sapevo se il non ricevere nulla volesse dire 'non ci interessa' o 'non abbiamo ancora deciso', e il fiume di lacrime è stato fermato grazie a Giulia, che per me ha chiesto agli altri, a Davide e al garçon che mi hanno calmato.
La risposta è arrivata alle 16, e ancora adesso ogni tanto controllo l'e-mail, perchè si sa mai che si siano sbagliati. :D
Insomma, da quest'anno la mia avventura accademica assume un contorno più... aziendale. Qualche fortunato che non ci sperava più andrà a Stoccarda al mio posto, mentre io ad agosto parto per la Norvegia. Tornati, ci sarà in gioco il posto in azienda. E si gioca, per ora, a carte coperte.
Oggi fa tutto schifo. Sto male, da una settimana ormai. Non mi arrivano e-mail nè telefonate, e quindi c'è da dedurre che ciò per cui ho lavorato un anno, il concorso per cui mi sono spezzata la schiena e che mi avrebbe aperto mille porte verso la professione che voglio avere, sia andato bene per qualcun altro. Sono andata alla selezione malata, ma ci sarei andata anche in ginocchio: ho sudato sangue per arrivarci, e tutto quello che ho, ormai, è sintetizzabile in un 'grazie, non ci interessa'. Ovvio che è colpa mia: quei cazzo di psicologi che vuoi che capiscano? Sapevo quello che dovevo dire, ma non l'ho detto. Ben mi sta. Passerà, ma il colpo è molto duro.
Quanto senso ha chiamare un'azienda importante per sapere com'è andato il colloquio, quando ti hanno detto che ieri, al massimo oggi, ti avrebbero fatto sapere? L'idea è che, potendo, andrei fino a Roma a chiederglielo.
Giovedì pomeriggio, la sottoscritta è in coma farmacologico sul suo letto, Puzzone non si vede, il libro sui vampiri è chiuso lì accanto. Tutto tace.
Vrrrr, vrrrr... parte la suoneria del caro, vecchio Marily Manson.
Una voce rauca dall'oltretomba risponde: "Prondo?" "Cla?!" "Aleeee!!! Sdei vivoh!!!" "Sì, ma te non ti sento molto bene!"
Partono le risate.
Dopo aver millantato di aerei che cadono sempre al ritorno e di come l'ultimo giorno sia comunque bello passarlo negli USA, pare che il coinqui-barbone sia riuscito a tornare. :D
I don't want to know your name And I do want your private number, baby
All I know is that to me, you look like you're lots of fun Open up your loving arms, I want some, want some
I set my sights on you (and no one else will do) And I've got have my way now, baby
All I know is that to me, you look like you're lots of fun Open up your loving arms, watch out, here I come
You spin me right round baby, right round Like a record baby, right round, round, round You spin me right round baby, right round Like a record baby, right round, round, round
I don't want to be your friend now, baby But I want to move it just a little bit closer
All I know is that to me, you look like you're lots of fun Open up your loving arms, watch out, here I come
You spin me right round baby, right round Like a record baby, right round, round, round You spin me right round baby, right round Like a record baby, right round, round, round...
Con riferimento alla sua domanda [...], la convochiamo alle prove di selezione che avranno luogo presso la sede [...] il giorno 14 ottobre 2009 [...]. Entro le ore 24.00 del 12 ottobre dovrà pervenire [...] la conferma della sua partecipazione.
L'operazione della nonna è andata bene. L'abbiamo portata a casa con noi tre settimane fa, per rimetterla in sesto riabituandola a mangiare, portandola fuori con noi e stando tutti insieme (appassionatamente :P), finchè giovedì abbiamo atteso una giornata intera per l'esito dell'intervento. Dopo sette ore, ci hanno rassicurato e l'hanno riportata in stanza intontita dall'anestesia totale ma molto più tranquilla, e ora si sta riprendendo, pian piano.
E' la prima volta che mi trovo a visitare gli ospedali così spesso e per così tanto tempo. Non ha quel grande effetto che pensavo: è triste, ma nulla di più. Non mi angoscia, non mi pesa più del dovuto. Forse, la parte più difficile è trattenersi dallo scuotere gli infermieri e urlare insulti, quando sono tre quarti d'ora che li chiami, lei deve andare in bagno e girarsi perchè il dolore alla schiena è insopportabile... e loro sono in pausa sigaretta.
Per il resto... aspetto una lettera. Una lettera molto importante, che decide il mio futuro e che non arriva. E più passano i giorni, più le mie speranze si affievoliscono. Ma troverò lo stesso la mia strada. :)
Ho appena inviato un CV. Ora sono agitatissima, iper-tesa e ogni secondo mi vengono in mente cose che potrei aver sbagliato/omesso/scritto in modo scorretto. E' una tortura.
E' andata. Nonostante ieri mattina mi continuassi a ripetere che era meglio non andare, che ormai si era deciso di stare a letto e che tanto, comunque, non me ne importava nulla; è tutto fatto. La tensione iniziale era immensa, siamo arrivati in super anticipo per la mia paura delle code in tangenziale, ho rivisto gente, ho avuto le persone più care a sentirmi, ho avuto un'Amica che per poco, putroppo, non è riuscita ad entrare e mio padre che leggeva il menu di un ristorante mentre io parlavo guardando in faccia la Commissione. Gesticolando, indicando, spiegando. E sapendo che sia io che Giulia avevamo dato il massimo, e lo stavamo dando anche allora. La proclamazione è stata bellissima (poteva essere altrimenti col discorso del Giova?! Non scherziamo ;D), e tutti coloro che sono venuti si meritano un enorme GRAZIE. C'è quel punticino in più, quel punticino che non si spiega se non col fatto che il lavoro è stato gradito, molto, e questo dà una grandissima soddisfazione.
La serata è stata STUPENDA. A partire dai fiori della Simo, senza dimenticare il cerchietto che era il nastro del regalo, passando per foto, sms e telefonate da mamme preoccupate, drink doppi in contemporanea e confessioni di ogni genere. Bello. Nonostante il pescegatti-club che prometteva poco ;D
Questa pausa dal blog ha un perchè, ma sarà spiegato a tempo debito. Le vacanze sono state rilassanti, sono state VERE vacanze, ma credo, a ragione, che a nessuno interessino. La tesi è finita, 60 pagine su cui lavoriamo da ottobre, ma il colore della copertina è ancora off limits e solo il titolo è noioso. :P
L'importante è che tra 10 giorni qui ci si laurea.
Si va a ritirare la finta pergamena con un tubino nero, un tacco 10 e un nuovo taglio di capelli.
Ma, cosa più importante, vi si farà sapere dove sarà la bevuta collettiva dove la sottoscritta ha intenzione di dimenticare perfino il suo nome.
*** Avvertenze: post pieno di acredine. Domani, forse, sarò più buona. Mi servono solo una decina d'ore di sonno, poi torno normale :P ***
E' finita. Manca la tesi, è vero, ma lasciatemi per un attimo sospirare: è finita. In un mese ho dato sei esami, che tra scritti e orali erano però dieci. Quattro settimane, dieci esami. Non ci posso credere: nemmeno io pensavo di farcela, e invece... e invece sì. :) E invece ho alzato la media, e invece pensavo a blocchi per non crollare -questa settimana due, la prossima tre, poi non ci pensare-, e invece ho avuto le mie enormi soddisfazioni, e invece ho occhiaie da paura, sonno, sete e voglia di calma, relax e... ho finito.
Ora non dipende più da me: io ho dato, ho venduto giorni, notti e lacrime, dimostrando a me stessa che posso farcela; ora so fino a che punto arrivo, ora so cosa vuol dire, ora so che non dimenticherò mai questo mese e quello che mi ha insegnato.
Ma ora, i voti :P 30 al moroso, che mi ha seguito, sopportato, aiutato, e che ora si merita un po' di pace :P 30 alla mamma, che ha supportato, capito, calmato, consolato e che, stranamente, è stata tranquilla tutto il tempo (per fortuna: io certo non lo ero) :* 30 a giulia, compagna -non solo- di tesi, che ha finito anche lei oggi con me, con le sue belle soddisfazioni e una cialda enorme :D 29 al progetto sul senegal... ma solo perchè ancora non sappiamo che significa "billion 2000$"! XD e di nuovo: 30 alla manu, che più che un esame sembrava una chiacchierata, con un docente che dal punto di vista umano è certamente il migliore finora incontrato 30 a chi ha vissuto la sessione con me, tra crisi, voglia di vacanze e panico da 'quanti ne mancano?!' 30 a chi si laureato, e soprattutto a isa, bellissima nel suo tubino, che balla ormai dottoressa e 30 ad ale, che prende meno di quanto si meriti solo perchè ha la brillante idea di litigare col capo-commissione, lol lol lol XD
note dolenti? il coso. neanche 18, devo solo aspettare la laurea per bucargli le gomme. odio, odio, odio 18 al maniaco che, perlomeno, non s'è fatto vedere 18 a tutti quelli che 'ma tu non l'hai letto?!' che sarete anche superchic ma non valete un'unghia di certa gente 18 al club prima fila. niente spiegazioni. 30 a chi pensava non ce la facessi 30 a chi pensa sia stata una cosa da nulla, facile facile, e che io continui a non valere niente.
Io faccio un po' di tesi, e poi vado in vacanza. Statemi bene :D
Ho scoperto che, temo per pura deformazione quasi-professionale, l'uomo in scarpe antinfortunistiche, magliettato e pantalonato simil muratore e, assolutamente fondamentale, elmetto-dotato, scatena in me pensieri ben poco platonici. D'altra parte, però, il completo giacca e cravatta trasforma qualunque uomo da comune in sano portatore di sbalzi ormonali, e io non posso passare tutta la vita divisa tra queste due sponde: capirete anche voi che la cosa è piuttosto malsana e fuorviante. Credo quindi che l'unico modo per capire se io sia più portata all'uomo rude o all'uomo d'affari ammiccante, sia mettere i due esemplari uno di fronte all'altro e darmi tempo per prendere una decisione. Magari, per agevolare il tutto, nel mentre potrebbero sfidarsi a duello.
Quand'è meglio incontrare un compagno delle medie, che non vedi da almeno cinque anni, che chissà che immagine aveva di te -a giudicare da quei tre anni non molto buona-, e che ci faresti anche volentieri due chiacchiere per come si era comportato nonostante tutto? Alla cassa del supermercato, io in fila lui che entra, con daventi a me la proficua spesa che conta, nell'ordine: assorbenti pasta fissan dolcificante nient'altro. Nient'altro se non io vestita alla bell'e meglio, con la mente altrove, che non riesco a spiccicare parola se non: "Ciao..."
...è che posso stare a casa un po' di più. Certo, devo studiare, rimango chiusa in camera o attaccata al pc praticamente tutto il giorno, è come se non ci fossi... ma sono a casa. C'è mamma che viene a curiosare, c'è Puzzone che dorme sulla scrivania e ogni tanto si va a coccolarlo un po', ci sono le mie cose, c'è il telefono ma, soprattutto, la temperatura si mantiene sotto i 27 gradi. Il che non è per niente male: dopo un mese passato a cercare di dormire nel caldo soffocante della casa di Milano, e finendo per accontentarsi di un dormiveglia da incubo, il cambio si sente anche senza temperature da circolo polare! Ma, in realtà, la cosa veramente più bella è vedere mamma e papà che, dopo cena, mi lasciano al mio studio (e Puzzone alla sua ennesima dormita) per andare a fare un giretto a piedi per il paese. Mamma con un vestito, tutta carina, papà con sandali e calze e l'abbronzatura da canottiera 'perchè a me piace così'. Sono bellissimi.
Forse latito troppo: blogspot ha cercato in tutti i modi di impedirmi il log-in... ma, giustamente, l'ho spuntata. Nel frattempo, però, un paio di post sono stati felicemente dimenticati XD
Mi aspetta una sessione d'inferno. Tougher than it had always been. L'unica cosa di cui vorrei scrivere, è quella di cui non posso scrivere. Not now. I tedeschi mi mandano e-mail minatorie dicendomi di contattarli entro gennaio. Che uno si chiede: mancano 5 mesi, lasciatemi nel mio pascolo felice, no? So prim and proper. Ci sentiamo in tempi migliori. Ploloploploploploploplo.
Di ieri sera avrei tanto da scrivere, troppo da spiegare e un'infinità di abbracci ancora da tradurre in gesti. Grazie a tutti, al garçon che ha chiamato uno ad uno coloro che io amo e che lui conosce ancora poco, a chi si è fatto Pavia-Piacenza senza passare a casa e mi trascina per il braccio dentro al locale, a chi balla Macho Men, a chi va a pogare quando non ci sono gruppi che suonano, ma solo il DJ (a cui però danno le spalle XD), a chi ha in testa mohiti e a chi sfugge alle cresime, a chi stamattina s'è alzato presto per andare a lavorare e a chi non è potuto passare perchè era, giustappunto, al lavoro. Grazie a chi ha contribuito, a chi non ha potuto esserci e a chi invece ce l'ha fatta. Grazie perchè pensavo di essere sola, ero triste e mi sentivo abbandonata al punto di non voler uscire, e fortuna che l'ho fatto. Grazie perchè mi avete aspettato nonostante il ritardo astronomico, senza farmelo nemmeno pesare troppo (ok, Alberto è un caso a parte :P). Mi viene da piangere e ridere insieme, e non credo sarò mai capace di farvi capire quello che provo: ho limiti notevoli da questo punto di vista, ma vi voglio davvero molto bene.
Dimenticavo: il nuovo sito del Polimi è proprio brutto. Quello di prima era sobrio, funzionale e tanto tanto inge. Questo fa troppo architetto, e, ovviamente, è confusionario e funziona tipo scatole cinesi.
Ma il video di presentazione è tanto bellino! Breve e quindi sintetico, com'è giusto che sia, ma con una chiusura stupenda: chi si aspetterebbe Giulio che racconta della sua vita? E' troppo un mito.
Ultimamente, faccio dei sogni angoscianti e tanto realistici da svegliarmi convinta di averli vissuti per davvero: Puzzone che se ne va, io e lui che ci lasciamo nel peggiore dei modi, varie ed eventuali. Ne sono un po' stufa, a dire il vero, anche perchè poi mi ci vuole un po' per riprendermi, e il malumore e la tristezza rimangono per tutto il giorno.
Poi c'è che a questo punto dovrei dire a un amico che ha frainteso, che mi fa piacere uscire con lui, ma non nel modo che crede. E non so come fare per non offenderlo o allontanarlo: lasciar cadere le allusioni non funziona più, fingere di non capire non ha mai cambiato le cose e non posso evitare di vederlo per sempre. Non è una bella situazione, ma sono incapace di smuoverla.
Infine ho questo sogno, questo miraggio dentro che mi rode, che mi spinge e mi fa sognare, ingiustamente, perchè è completamente al di fuori dalla mia portata e lo so ora più che mai. Ma rimane lì, e mi toglie la voglia di studiare, di applicarmi, di reggere tutti gli sforzi che devo reggere, anche se questo sarebbe l'ultimo e unico modo per poter continuare a sperare. Lo desidero così fortemente che forse ho perso la vera essenza della cosa, e il primo motivo per cui ho cominciato a volerlo. Ma mi fa male che se ne parli, mi fa male il pensiero che altra gente, diversa da quella a cui ho scelto io di far sapere, sappia, e mi fa male la sconfitta che ho davanti. E' come se tutto girasse a vuoto.
Stamattina hanno messo online i risultati dell'Advanced. I risultati del primo, piccolo pezzettino di strada. Ho aspettato con ansia le 11, fatidico orario di pubblicazione, fra una lezione e l'altra; e avrei anche avuto il coraggio e la curiosità di andare in aula computer a sbirciare, non mi fossi felicemente dimenticata il mio username (non la password, lo username... roba da matti XD). Arrivo a casa nel pomeriggio, prendo il foglio e mi sale una paura tremenda. Mi dico: faccio il log-in e poi ci penso su, non c'è fretta. Ma quelli del Cambridge, infidi inglesi, mi tendo un'agguato e scrivono subito il risultato lì, sulla paginetta che appare appena loggati. Che così a uno piglia un colpo.
A te che mi tiri su, a te che quando non riesco a studiare mi fai gli squilli a te che mi stai ad ascoltare a te che litighiamo tanto e per motivi stupidi a te che non nascondi che la maggior parte delle volte è colpa delle mie manie a te che facciamo la pace a te che ci sei, sempre a te che sbuffi se ti chiamo e hai da fare, ma rispondi lo stesso a te che sei troppo impegnato a te che odi il ritardo, ma ridi e basta se io arrivo dopo e scendo dicendo: 'Non è vero, sono in orario!' a te che sei preciso, pignolo e testardo, ma non con me a te che quando leggerai mi dirai che facevo meglio a studiare a te che credi in tutto più di me a te che cammini per casa in calze a te che hai lasciato lo spazzolino da me a te che tossicchi a te che mi fai innervosire a te che mi manchi in modo quasi fisico a te che se mi fa piacere ci tieni a fare qualsiasi cosa a te che con me chiudi un occhio a te che sei tremendamente imbranato a te che sei permaloso a te che con me sei generoso a te che mi rubi il cioccolato a te che hai due occhi stupendi che non mi stanco mai di guardare a te che potrei persino sopportare il racconto dei tuoi progetti a te che potremmo persino fare dei progetti a te che non sai giocare a briscola a te che a volte mi faccio del male, e mi sgridi a te che mi dai consigli... stupidi, a volte, ma consigli a te che odi i gatti ma ti piace Puzzone a te che mi aspetti ancora a te che non riuscirai mai a capire perchè potrei parlare per ore a te che non vuoi stare al telefono in silenzio a te che non sei stanco di me a te che quando non m'aspettavo niente avevo tre rose e te a te, che non riesco ad elencare tutte queste cose a voce, ma so che capisci quello che voglio dirti, anche se non le parole esatte non escono da un bel po'.
Ho visto con questi stessi occhi papà prendere Puzzone dal suo straccetto sul divano, portarlo mezzo addormentato e sbadigliante in cantina, metterlo nella sua cesta riluttante (tanto da dovergli perfino far entrare le zampe che lui puntava sul bordo) e, infine, inserire la cesta in verticale nel cestino della bici per attraversare tutto il paesello in questo modo. Non c'è da stupirsi che Puzzone, alla vista sua e della gabbietta, scappi a gambe levate più veloce che al pensiero della puntura.
Ieri sera, uscita dal cinema, ho visto bene di bucare due gomme. Non una, due, perchè le cose o le si fa in grande o non le si fa. Ho spinto la Polo ai 30 all'ora fino ad un distributore, ho chiamato casa, ho chiamato il moroso e gli amici che sono venuti in soccorso. Per fortuna che era solo mezzanotte. Peccato piovesse anche. Papà è ancora sconvolto al pensiero che sua figlia possa non solo bucare, ma stracciare due gomme dall'interno, e io non posso dirgli dell'avventura con l'amico cordolo perchè altrimenti mi ride dietro finchè campo. Però, ora so come funziona un crick e dov'è il ruotino di scorta. E come svitare i bulloni facendo forza con i piedi. (Forse i tedeschi fanno bene a non volermi.)
Qui in casa devono vaccinarsi in due. Papi, che facendo il prode guerriero e scacciando un gatto sconosciuto si è fatto mordicchiare ben bene, e Puzzone, che si è fatto amiche un paio di zecche. Papi, il più coraggioso dei due, è andato dal suo amico veterinario e ora si spalma felice etti di pomata anche dove non ce ne sarebbe bisogno, Puzzone, alla vista della sua gabbietta, è sparito istantaneamente e, nonostante la pioggia, ancora non si hanno sue notizie.
Errata corrige: la Spagna può essere bella e accogliente. Una della cose più belle è ritrovarsi con chi non si vedeva da molto, molto tempo, fare un giro a caccia di tapas e un paio di chiacchiere riscoprendo un Enrico cambiatissimo e molto più spagnolo di quanto pensassi ;) Oppure innamorarsi del roseto e delle panchine del parco del Buen Retiro, o farsi inseguire da un poliziotto ad Atocha Renfe per aver incluso nella foto i controlli ai passeggeri. Il flamenco, poi, è bellissimo. Più piccolo di quanto mi aspettassi, il Prado si è comunque impadronito di un'intera mattinata, e la visita a Las Ventas e ai toreri l'abbiamo persa per un pelo. E in tre, intensi giorni, mi sono riappacificata con Carlo V e Filippo II e con tutto ciò che è stato loro.
Ok, i crucchi m'hanno accettato. O meglio, il Poli ha detto che posso andare, e io a breve devo informarli della sorte che gli è capitata tra capo e collo :) Pare che, in terra di wurstel e crauti, le donne che studiano macchinistica in generale siano mal viste. E pare che io abbia avuto la conferma di dover sostenere lezioni, esami e incubi notturni in solo, esclusivo tedesco. Ho ricevuto contatti per consigli, spulciamento della città, e corsi di lingue per rattoppare quattro anni di astinenza, e questo rende il tutto più reale e vicino. Non vedo l'ora.
Dato l'ultimo esame, aspettando un esito che non arriva e con la domanda Erasmus accettata ma senza nulla di completamente certo, mi ritiro. La tesi aspetterà una settimana, i crucchi non vedranno la mia lettera di motivazione per almeno due e se quelli del Cambridge non si muovono, io per partito preso l'Advanced non lo darò prima di una data a mia scelta -che sarà quindi spostata molto verso l'estate. Il programma di questi giorni si compone di: dormite fino alle 10 del mattino, letti sfatti almeno fino a mezzogiorno, io e Puzzone uniti nel mangiucchiare biscotti ad libitum, libri bruciati in falò propiziatori. A condire, serate a base di alcool, a grandi dosi che ne ho un forte bisogno. :)
Al Polimi le opportunità di rendersi la vita difficile ci sono eccome, e sono tutte molto desiderate. Puoi (devi) fare 5 esami in una settimana, ma quello ormai è la norma e non elettrizza più. Puoi (devi) stare in università dalle 8 alle 7 di sera, ma è già stato fatto dalla maggior parte di noi per almeno un semestre, e sa di cosa fatta e rifatta. Puoi richiedere una doppia laurea, con un anno in più sei inge E qualcos'altro a (così dicono) tua scelta (l'inghippo è ovvio, mi pare: per la sottoscritta due lauree sono troppo uno sbattone*) Puoi fare un indirizzo come il tuo ma più difficile (giuro, esiste), cosa che davvero non si spiega: già se sei lì sei un po' un martire di default e il muro di camera tua è normalmente concavo a furia di testate. Puoi rimanere indietro di n semestri perchè l'Erasmus fa figo e tu ci tieni ad essere un esperto di suomi.
Ebbene, è proprio quest'ultima l'impresa in cui la giovine donzella qui presente si è lanciata: perchè non laurearsi a trent'anni ma con due righe sul curriculum che confermano che sei talmente fancazzista dentro che volevi provare l'ebbrezza della fannullanza anche a 500 km da casa -che lì è ancora meglio perchè nessuno ti controlla? Quindi, deciso che tanto lei da grande voleva fare la venditrice di profumi porta a porta** e che laurearsi a 25-30-35 anni (o mai più) non le faceva la benchè minima differenza, ha spulciato in lungo e in largo il sito del Polimi e ha trovato l'elenco degli insegnamenti convalidati nelle università altrui per il corso suo.
E qui ci fu il primo ostacolo: la Spagna. L'unico benedetto paese in cui esistevano corsi più o meno affini in numero sufficiente a giustificare con i proprio genitori la partenza, risultava essere quel pezzo d'iberia che tanto le sta qui. Non sopporta gli spagnoli, non riesce a concepire un popolo che si alza alle dieci, pranza alle due e va a letto alle 3, odia la movida e le piace tanto- ma tanto- essere a nanna nel bel lettuccio caldo e confortevole per le unidici di sera, con la sua bella gallina a fianco, e parlare senza dover interporre quei suoni nemici che fingono di essere latini. Insomma, Madrid per lei era sinonimo di, nell'ordine, movida, bong e pampero***, e sapeva di non potercela fare per più di numero due (2) giorni****, figuriamoci per sei (6) mesi.*****
Si è quindi avviata gioiosa dal responsabile Erasmus (nonchè suo relatore, nonchè segretario della commissione di laurea, nonchè bellissimo), e ha chiesto lumi e indizi su dove scovare un posto adatto al suo freddo carattere nordico e al suo amore per la grappa, l'inverno nevoso e i suoni tedesco-affini. Fu così che, vagando tra siti di università sconosciute scritti solo in lingue altrettanto sconosciute, leggendo fino alla nausea elenchi su elenchi di insegnamenti spettacolari ma un po' oltre, scavalcando muri di diffidenza (peraltro solo suoi) e siti per sole studentesse donne, ha finalmente compilato e stampato la domanda, a numero uno (1) giorno dalla scadenza del bando.
L'ordine****** -vincolante- con cui ha espresso la sua fervida richiesta è il seguente:
Goteborg, Svezia. Perchè ci sono gli Abba e perchè gli svedesi sono, notoriamente, biondi, seri, scostanti e quindi fighi.
Stoccarda. Perchè i crucchi son vent'anni avanti. E perchè fanno lezione esclusivamente in tedesco.
Monaco di Baviera. Vd n.3) e, in aggiunta, urge pellegrinaggio alla BMW.
Norvegia. Perchè, almeno, sono in scandinavia. (E perchè i norvegesi sono, notoriamente, vd n.1), anche se meno degli svedesi)
Superati quindi tutti gli ostacoli, la vostra eroina senza più forze va ad accamparsi sul divano a vedere la partita.
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* Mirko sei tutti noi
** Con tutto il rispetto per le venditrici di profumi porta a porta (che comunque lo farei volentieri solo per provare tutti i prodotti prima di venderli)
*** Sì, a me il Pampero ricorda la Spagna. E allora?! Venitemelo a impedire, o cari venezuelani.
****e quei due (2) giorni (+1) li aveva già prenotati: il bonus per gli spagnoli era finito, finished, kaput, anzi sono loro ora ad essere in debito di 24 ore.
***** We love Spagna, anyway. Spagna te quiero mucho, Spagna me piase, ammè me piace la Spaggna assai. Si sa mai chi passerà di qui, in un futuro prossimo.
****** Che è poi anche l'ordine di importanza su cui si regge la sua esistenza: Abba, uomini scandinavi, BMW.
Siccome "a noi la crisi non ci tocca" e "tanto noi c'abbiamo le cose aggratisse", senza dimenticare che "è tutta una bufala inventata dalla sinistra lobbysta", ho preso i biglietti per Springsteen, luglio, Torino.
Che tra l'altro è un azzardo: potrei avere esami, lauree, o ancor meglio sabbia e salsedine, ma niente, si rischia.
Da notare che tra prevendita, diritti di TicketOne e spedizione postale (che io i biglietti li voglio vedere ogni tanto, accarezzare, parlarci un po' ed assicurarmi che sono veri e che sono miei; e soprattutto voglio potermi accampare là alle tre del pomeriggio sotto il sole cocente, col mio ombrellone colorato, a fare gestacci a chi cerca disperatamente l'ultimo disponibile a 600 euro iva esclusa), due biglietti per il Boss sono costati quanto il volo andata e ritorno a Madrid per due persone. E' sconvolgente. I soldi però alla fine glieli ho dati lo stesso, perchè se bisogna investire in qualcosa i nostri risparmi, che sia qualcosa di utile e redditizio come "Girls in their summer clothes" o "I'm going down" con annesso spogliarello.
E, ovviamente, non vedo l'ora di partire per Madrid. ;P
Non sono dislessica (anche se vedendo le mie conversazioni di msn sembra XD), il mio vocabolario è fatto da ben più di 2000 parole e ho anche una cultura piuttosto solida.
E allora perchè devo mettermi a studiare con uno Zingarelli a fianco? Perchè invece di fare il figo e scrivere "coibentare" non può scrivere "isolare"? Perchè invece di riempire la dispensa di termini inutili e pomposi non impara a parlare, quel coglione, a mettere gli articoli, le preposizioni e a scrivere le equazioni intere, non con "(...)" in mezzo fin dalla prima volta che le cita - e quindi tutte le seguenti perchè non se le ricorda -ignorante? Si perde in mezzo alle sue stesse frasi, cambia soggetto senza specificarlo (e senza mettere verbi o altro perchè l'ipotassi è un mistero, gli avverbi sono leggenda) durante le dimostrazioni, scrive cazzate alla lavagna perchè non sa le formule del suo corso, del suo insegnamento, e poi io devo anche tradurre quelle 40 pagine che lui così gentilmente e prontamente si è degnato di fornirci?! Il Thesaurus di Word non riconosce nemmeno le sue parole, per dire.
Quanto darei per essere sicura che questa è la prima e l'ultima volta che mi faccio in quattro per qualcosa che mi disgusta così tanto! E' una tortura.
Se succedesse, non fate nulla se non siete certi, se non avete le prove che io non sento nulla, che io davvero non sento dolore, che io davvero non penso e non ho più possibilità. Se non c'è certezza, non uccidetemi. Questo è quello che penso: nessuno è colpevole senza certezza delle prove, nessuno è sicuro senza evidenza. E io credo che, se appena c'è un dubbio che la probabilità di rialzarsi, di risvegliarsi, non sia zero, sia meglio non fare nulla. Io non avrei deciso, e avrei preferito che nessun'altro avesse deciso per me.
Perchè per inserire un ipotetico CV per il lavoro che vorrei sono necessari 10-15 anni di esperienza? Se non mi assumete come faccio ad averli? La vedo MOLTO dura.
Update: E aggiungono "Necessaria completa disponibilità alla mobilità internazionale anche in contesti disagiati". Ok, per la completa disponibilità ci sono. Ma mi spiegate che vuol dire esattamente 'anche in contesti disagiati'? No, perchè dopo parla di Angola ed Medio-Oriente, e io temo di aver frainteso qualcosa: forse non ho capito bene... O.o
Io adoro la neve, ma questa distesa bianca e freddolosa mi toglie tutta la voglia di studiare e di prepararmi per salire a Milano. Mi chiedo se sia veramente necessario dare anche questi due esami e non sia meglio dormicchiare gioiosa al calduccio insieme a Puzzone (che, tra l'altro, non sarò mai pronta abbastanza, e comunque andranno da schifo. -> Olè, viva Gianni, l'ottimismo e la voglia di far niente). Uffa.
Ho deciso cosa voglio fare nella vita. Ora, per ottenerlo, mi trovo davanti una strada in salita. Di quelle salite che salti lezione per non perderti la tappa del Giro, che soffri con loro e non biasimi chi rimane indietro, perchè è davvero troppo difficile e lo sai anche dalla tua poltrona. Auguratemi in bocca al lupo. Va bene anche se lo pensate e basta, ma quest'anno, davvero, pensatemi un poco: io sono su quella salita. E devo per forza arrivare alla fine, in un modo o nell'altro.
Che io sia estremamente smemorata lo sanno tutti, e che io abbia anche dei gusti strambi e non abbia problemi a dirlo è ancora più noto. Non vi stupirete quindi se vi dico che io, quando compro i quaderni a inizio anno, li compro in pacchi da dieci, rigorosamente colorati e vistosi. Così riconosco subito la materia dal disegno in copertina, evito di scambiare i quaderni sulla scrivania e rendo il tutto più allegro e simpatico. Lunedì pomeriggio io e la mia borsa stracolma di cose eravamo in università per dare un esame, e ho pensato bene di dimenticarmi un quaderno nel sottobanco. Giustificabile: avevo fretta di uscire per correre dall'altra parte di Milano, quell'aula mi sembrava ormai un carcere intero, l'esame era andato davvero male e volevo pensarci il meno possibile... insomma, fa nulla, lo si può recuperare. E infatti il giorno dopo mi avvio gioiosa verso l'ufficio dei bidelli, convinta a dare il più dettagli possibile per evitare domande e con già il mio sorriso anti-pessima figura stampato. "Salve, mi scusi, ma credo di aver dimenticato un quaderno nell'aula xy ieri pomeriggio, non è che per caso l'avete trovato?" La signora, con il sorrisetto sadico mezzo nascosto: "E com'era questo quaderno?" Crisi. Davanti ad uno sconosciuto che mai vi ha visto in vita sua, e che non può comprendere i vostri -mille- disturbi della personalità, è più imbarazzante ammettere di avere un quaderno rosa, o un quaderno di BimBumBam? Attimi di follia, un sorriso ancora più largo e il verdetto: "Rosa!" "Eccolo" E il sorriso sadico s'è rivelato in tutto il suo splendore. Ho aspettato di uscire dall'edificio prima di iniziare a ridere per un buon cinque minuti.
Perchè io dovrei riuscire a preparare quattro esami in due settimane, un progetto e due relazioni - con la prospettiva di un mese e mezzo d'inferno? Perchè non posso semplicemente dormire la domenica mattina, uscire con calma, farmi tutta carina e andare in ufficio gioiosa il lunedì col tailleur nuovo e le scarpe rosso fuoco? Sto impazzendo.
E' una cosa strana, alla quale non credevo, per cui sono rimasta senza parole per qualche tempo. Non guardando molto la televisione, non leggendo siti o giornali di gossip, evitando il più possibile programmi che siano reality o che siano i classici riempimenti di assonnati pomeriggi e che sono, alla fine, loro parassiti, io di queste cose sono davvero ignorante. E così, ieri sera l'ho scoperto, solo ieri. Quando forse, sapendolo prima, sarei ancora riuscita a parlarti, a scoprire se il tuo numero - ancora lì: a volte capitava che avessi voglia di riguardarlo e ricordarmi meglio di te - è rimasto quello, se la tua voce la ricordo bene. Io conosco Ferdi. L'ho conosciuto qualche anno fa, facendo anche la mia famiglia parte del Don Orione, qualche anno fa in cui eravamo andati in vacanza assieme, assieme a Don Dario. Quel che mi ricordo di lui, della vacanza, di quando poi ci siamo rivisti -ed è stata anche l'ultima volta - a Fano non è importante qui, non è necessario parlarne con altri. E' solo che vederlo lì mi fa strano. Pensare alla mia vita di ora, alla sua, alle cose di qualche anno fa, a come le strade di entrambi sono cambiate, è ancora più strano. E mi chiedo, inevitabilmente, se lui si ricordi anche solo vagamente di me. Se chiamarlo, cercarlo, si possa capire sia il mio slancio d'affetto che stavolta - solo stavolta, e me ne rammarico profondamente - ha trovato modo di raggiungerlo, e non sia solo travisato come venale curiosità. Vorrei tanto sapere com'è davvero ora.
Avendo ripreso i contatti col mondo esterno, seppure solo telefonicamente, e sentendomi nuovamente un essere vivente e non un semplice, inutile broccolo appassito, ho dichiarato guerra allo zozzume che invadeva il mio antro buio di pile e ho optato per una doccia rigenerante, scoprendo così la nuova trasgressione di papà. A quanto pare, quest'uomo ha sviluppato una passione smodata per lo shampoo: ne ho trovati di cinque tipi diversi, tutti nuovi e sbrilluccicosi, perchè evidentemente il tuo tipo di capelli è una qualità che dipende da come ti senti quel giorno. Il mio papi quel giorno può sentirsi: coi capelli unti untissimissimi e pieno quindi di eau d'ortica; anzi no, con un po' di forfora che qui c'è pure il balsamo in coordinato; oppure sente in testa una cosa stopposa stopposa, e uno shampoo per capelli secchi diviene quindi l'ideale; o in ultimo, udite udite, con un'estremo bisogno di lisciare quella chioma folta folta lunga quasi tre centimetri -e si sente il 'ooooooh' di sottofondo dei Bee Gees- con un delizioso 'liss intense'. L'ultima frontiera rimane lo shampoo di mamma, ma quello mi sembra sia rimasto intoccato dalla furia beautyfarmica del coniuge. Certo che, rimanendo a casa per qualcosa di più di quei soliti due giorni, si scoprono cose a dir poco inaspettate.
Dopo tre giorni di follia, in compagnia di una febbre da cavallo che non si riteneva tipo da scendere sotto i 38, ma si abbandonava volentieri a picchi sopra il 39, mi ritrovo ad avere fazzoletti ovunque, libri pieni di polvere, due coinquilini sperduti e soli nella nebbia di Milano (bella, eh, ma speriamo non facciano casini) e un 37,5 -con annesso mal di gola, non dimentichiamocelo che s'offende- che mi sembra di rinascere dalle mie ceneri tipo fenice. Insomma, sono uno straccio, ma oggi uno straccio comunque utilizzabile.
Bisognerebbe però spiegare a mamma e papà che il calendario 'Arti e mestieri' in generale fa molto figo, sì, ma che gennaio col muratore e i vari tipi di cazzuola in primo piano, più che figo fa shpalman. Tutte, tutte le mattine ci passo davanti e comincio a canticchiare. Il passo successivo è immaginarmi io che shpalmo la Dani.
Ho preso una tachipirina ma non accenna a diminuire, rimango fissa sul 37.8 con orgoglio e convinzione. Il Luso è un portatore di germi micidiale: son bastate un paio d'ore con lui che già mi ritrovo il sistema immunitario sconvolto. Maledetto vecchiaccio.
E pensare che, volendo, avrei anche potuto studiare.
Mi sento in dovere di ringraziare sentitamente, a nome di tutta la parte femminile del gruppo di studio di Ingegneria Energetica Milano Bovisa, gli stilisti del gruppo Dolce&Gabbana, nella persona dell'ideatore della magnifica pubblicità underwear che ora campeggia in tutte le fermate della metro milanese, per il loro forte supporto durante questa faticosa settimana di studio e per i felici attimi concessici tra un esercizio di Analisi E ed un calcolo di rendimento adiabatico.
Altrettanto, se non più, sentitamente ringraziamo Andrea Masi e il vezzoso piedino, Ezio Galon (oh-my-god), Sergio Parisse che fa la barba a Denis Dallan e Gonzalo Canale, prestatisi altresì, oltre che alla gioia dei sensi distribuita per via cartacea, al video che è stata una fortuna non sia stato scoperto prima degli esami, altrimenti col cazzo che si studiava.
Davvero, davvero, davvero, grazie.
(Masi, sposami. O, quantomeno, vediamo di vederci una qualche sera.)
Ieri ho visto solo il secondo tempo: in un lampo di senso del dovere, ho lasciato mamma alla sua pennichella indisturbata e ho continuato a studiare (la prospettiva esami inizia a spaventare, ma mai abbastanza). Però, ho i biglietti per sabato prossimo. *_*
Ovviamente, avevo lasciato al garçon l'incarico di trovarli, dopo avergli fornito tutte le coordinate di siti, negozi, modalità ed essere fuggita a Milano per l'ultima settimana di fuoco prima della sessione emisemestrale. Ovviamente, se ne è dimenticato e i biglietti per la tribuna non li abbiamo più trovati (lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo che dovevo pensarci io!). Ergo: mi porterò un binocolo, ma almeno sarò là. *_*
A me la partita di ieri è piaciuta tantissimo. Ok, un po' tifavo per gli australiani perchè il ventiduenne splendido splendente James O'Connor per me è stato uno sconvolgimento, ma poi mi sono ripresa e son tornata alla sanità mentale. Bella partita, sembrava fossimo alla pari, sembrava stessimo per vincere, e anche se alla fine è andata diversamente, è bello sapere di potercela fare senza darsi più per vinti alla prima difficoltà.
Ora sto facendo di tutto per poter essere a Reggio Emilia. Vi faremo sapere :P
Questa settimana, facendo la valigia, ho visto bene di lasciare a casa l'abbonamento ATM e il caricabatteria del cellulare.
Ora, per fortuna l'abbonamento non l'avevo ancora rinnovato, avendo dimenticato a Milano i biglietti per il pullman e dovendo quindi dilapidare risparmi su risparmi per comprarne di nuovi. Alla fine lunedì ho ripiegato su un settimanale, perchè tra laboratori e corsi serali dall'altra parte della città non se ne poteva fare a meno; ma il bello è che mamma ha buttato giacca e abbonamento nella lavatrice, assicurandomi che la tesserina fosse ancora viva e funzionante solo perchè non è mai uscita dalla tasca. Secondo me centrifuga, detersivo e ammorbidente si sono uniti per smagnetizzarmela. E così, temo proprio che inaugurerò la terza tesserina in tre anni. Contando che una dovrebbe durarne quattro, siamo a buon punto. (Almeno, la foto mi si aggiorna sempre.)
Per il cellulare invece nulla da fare: una tacca aveva e una tacca doveva bastare per tutta la settimana. A Milano era rimasto quello vecchio, ma piuttosto inaffidabile: altoparlante rotto, tu parli e nessuno ti risponde, tu chiami e non senti se suona dall'altra parte; display che salta improvvisamente da normale a tutto nero; vari tasti che non collaborano, che devi schiacciare troppo, poco o non schiacciare affatto, e che ti rendono piuttosto difficoltoso scrivere anche solo un breve messaggio per dire che sei viva (provate voi senza tasto 'c': ogni volta che sbagli e non riesci a sviare il guaio con un 'inserire nuova parola', sei costretto a uscire e ricominciare tutto da capo. Ore ed ore per dire "Come va? Che facciamo venerdì?"). Insomma, un'impresa. Non che quello nuovo sia spettacolare, intendiamoci: chiama, manda sms, vibra o polisuona e questo è quanto. Un obiettivo fotografico non l'ha visto nemmeno ad anni luce di distanza, ha la sveglia ma non il calendario. Però funziona e dà le sue belle soddisfazioni (ed ha Tetris, una droga *.* ...in realtà l'ho preso solo per questo XD).
Ed ecco che mi sono persa: non volevo arrivare qui. Il punto focale del discorso era che, non potendoci sentire perchè tenevo il cellulare sano acceso solo quei dieci minuti in cui mi chiamava mamma, il garçon ha superato i suoi attriti col mondo tecnologico e mi ha mandato un'e-mail con una canzone dolcissima. Questi sono eventi.
Trovo che protestare sia giusto, se fatto con i dovuti modi. Non ho avuto nulla da ridire sui cortei -se fatti con cognizione, sugli scioperi -se non mi si impedisce di fare lezione, sul far notare, far sapere quello che sta succedendo e quello che ne conseguirà.
La scorsa settimana il Rettore ha scritto una lettera agli studenti del Politecnico, inviata ad ognuno di loro via e-mail. Sono circa cinque pagine, scritte ordinatamente, con coscienza e cognizione di causa, preoccupanti e preoccupate, indignate ma assolutamente comprensibili e condivisibili. Credo però che qualche concetto fondamentale sia sfuggito.
Ci è stata spiegata la situazione, ci è stato chiesto di rimanere uniti, ci è stato spiegato come e in che modi i Rettori dei diversi atenei stanno agendo, verso quale direzione e con quante possibilità di riuscita. Ci è stato chiesto di aspettare. Di far sapere il nostro scontento, di protestare, di fare lezioni in piazza se ci va (*), ma con i dovuti modi. Non ci hanno nè tappato la bocca nè obbligato a stare fermi e fingere di approvare. Semplicemente, la posizione del Politecnico nei riguardi di tutto questo avrebbe dovuto essere chiara. Non per nulla, tutti sapevamo l'argomento che sarebbe stato il principale nel discorso del Rettore e ci era stato velatamente fatto intuire il tono della presentazione.
Ora, io non riesco a capire quale parte ha finito per essere incompresa. Come si può essere così incivili e idioti da mettere in difficoltà ogni trattativa. Come si fa a non capire che, continuando così, si arriverà ad ottenere soltanto l'effetto opposto, a far sì che nessuno, quando sarà il momento, ci ascolti più.
A Rho degli studenti delle superiori sono entrati in altri istituti distruggenti porte, finestre, sale computer. Come si può supporre che la gente approvi? Come verranno ripagati i danni? Chi può dare ancora ascolto alle proteste di quei ragazzi?
A Pavia chi gira nei cortei ha già fatto ogni corteo immaginabile negli ultimi anni. Credono forse che nessuno se ne accorga? E che nessuno faccia il collegamento studente-cannaiolo comunista e sfaticato?
Credono che gli insulti, l'occupare i binari delle stazioni come a Lambrate, renda il nostro problema più ben visto agli occhi di tutti?
Certo, chiunque ne parlerà.
Ma il problema è solo parzialmente quanto. Il vero obiettivo è in che modo. Tutti cercano di combattere la visione comune che c'è dell'università come spreco e inutile preparazione, perdita di tempo e inesistente meritocrazia.
E noi stiamo facendo vedere di essere veramente dei coglioni.
Ad ogni modo, qui c'è il video in diretta della cerimonia di inaugurazione del Poli.
Io devo partire per Milano, il server è pieno e quindi non riesco a collegarmi. Se voi riuscite, è un bell'evento da seguire; io vedrò di farmi raccontare per filo e per segno gli interventi domani, e di raccogliere un po' di chicche.
(*) Ammesso e non concesso che una lezione in piazza di Termofisica serva a qualcosa, sia a noi che agli altri che rimangono lì, ascoltano e non capiscono una cippa (più o meno come noi, solo che a loro nemmeno gliene frega qualcosa). Non mi sembra proprio il tipo di università cui giovano le lezioni fatte in questo modo, ma ovviamente è un mio modesto parere.
Quando giovedì si parlava sospirando di Greenpeace, il bellissimo, sexissimo e fidanzatissimo (con una ragazza che pare una modella, peraltro) esercitatore dell'anno scorso, io nemmeno mi ricordavo di essere la causa di quel soprannome. Credo che sia perchè ogni volta spero che le stupidate che rimangono impresse nella memoria di tutti, una volta tanto, non siano le mie.
Come al corso di turbine e affini: arriva il ragazzotto un po' impacciato e si presenta: "Buon pomeriggio ragazzi, sono Cesare Merrico". Ed io, sorda come un cestino di fragole: "Ciao, Federico." Risate generali, tutti si nascondono sotto i banchi e attorno a me -serissima- si crea il vuoto: "Che ho detto?". Da quel momento, nessuno più si ricorda di come lui si chiami veramente: è Federico per tutti e pazienza.
Con Greenpeace è stato odio-amore a prima vista. Mentre tutte lo guardavano con occhi sognanti e palpebre a cuoricino, io borbottavo sul fatto che veniva da Vigevano (che per me è in riva al mare) e che era un pacifista del cavolo perchè aveva l'astuccio rosa di Greenpeace -che anch'io ce l'ho rosa, ma almeno sembra bianco e ci sono i fiorellini azzurri che mettono allegria. E studiavo le tattiche per conquistarlo, ovvio, sempre borbottando stizzita sul mondo crudele.
Oggi pomeriggio l'illuminazione divina e la dimostrazione del fatto che un inge non deve per forza essere brutto e pelato (o sfigato e attaccato al pc). Quattro ore di studi sull'impatto ambientale che sono volate e diventate tre e mezzo. Moro, alto, belle spalle, sicuro di sè, si giostra tra lavagna, microfono e spiegazione senza errori e mantenendo l'attenzione, un silenzio perfetto... non fosse per me, che ho rubato ad Ele la macchinina giocattolo trovata nelle fiesta e che la faccio schizzare da una parte all'altra dei banchi con un bzzzz inconfondibile, eccitata come una bambina delle elementari.
Il nostro nuovo amico è un indianino che si chiama "Aquila sbandata", la sua nuova casa è la mia borsa universitaria, e a volte la sua macchinina arancione si cappotta miseramente contro un quaderno con un sordo toc. Ma, ve lo assicuro, è uno spasso.
E così mi sono giocata anche il terzo uomo papabile nella zona. Detto Aquilotto.
Ho deciso che ho bisogno di un paio di calze che arrivino sopra al ginocchio.
Ho deciso anche che devono essere bianche o beige o panna o rosse, con fiocchettino e pizzetto alla fine tipo moulin rouge. Ma anche nere o grigie mi piacciono. (Insomma, il problema del colore è relativo, i nastrini sono fondamentali)
Secondo voi posso chiudermi in un camerino di calzedonia e provarle tutte?
E sì, ho intenzione di andarci in giro :P
(Ho anche bisogno di un paio di scarpe col tacco, rosse di vernice. E della borsa coordinata. Garçon, se leggi, questo è più di un hint :P)
Mi sono sentita in dovere di ricordare al gioioso irlandese che mi intrettiene per 4 ore la settimana sul CAE che io sto preparandolo per marzo, e non per giugno come il resto della classe. Lui se ne era felicemente dimenticato, perdendosi nel parlare di come si fa lo yogurt. Ha promesso di portarmi writings e readings in più da fare, ma nel frattempo ho la vaga, vaghissima idea di dovermi preoccupare da sola di completare il libro (o far finta di). E' che io e lui non ci piacciamo. O meglio, ieri sera ci siamo piaciuti, dopo che gli ho chiarito il fatto che il mio stare in silenzio non equivale a non capire ciò che dice, bensì alla disapprovazione riguardo i giudizi che lui spara in lungo e in largo su chiunque e sulla qualunque cosa (not mentioning i ventitre -mila- motivi per cui gli irlandesi cono i migliori, hanno inventato tutto, hanno scritto tutto, sono i più civili, educati, alla mano, sanno cucinare). Il bello è che lui dice queste cose guardandomi, sorridendo e facendomi l'occhiolino. Supererò il lieve fastidio solo quando avrò in mano i miei bei papers da lui corretti. Perchè io torno a casa alle 5, faccio i compiti e alle 6:30 son già sulla via della scuola; ma tu me li devi guardare, almeno.
Mi hanno aiutato a fare una torta da portare a una cena di semi-compleanno. Tempo record di 1 ora di preparazione, tante codette colorate che fanno allegria e loro che si sfidano a pelare le uova. E mantegono la cucina accettabile, nel mentre. (Va bene, è vero, bevavano l'alkermes a collo. Ma, d'altronde, nessuno è perfetto)
Hanno portato materasso e cuscino da quel di Piacenza. Ora uno di loro dorme su una torre di tre materassi alta almeno 40 centimetri, ma abbiamo deciso che la cosa ci piace. (No, prima non dormivano per terra. Anche se il dubbio, conoscendoli, era fondato :P)
Si sono dotati di caffettiera elettrica, segno tangibile di civiltà.. E', credo, l'ultimo nuovo componente della casa che non ho ancora conosciuto, ma che accolgo un po' dubbiosa sul suo funzionamento (niente può far più danni di tre ingegneri che, tutti insieme, sono convinti di star migliorando il funzionamento di una qualunque cosa) .
Hanno preso in prestito "Introductory nuclear physic" dalla biblioteca del centro just for me, sapendomi impossibilitata a farlo da sola. (Le mie tempistiche sono alquanto strette, corro disperata da un posto all'altro e i miei impegni paiono moltiplicarsi mentre il tempo s'accorcia. Il che mi porta notevoli problemi nei confronti della teoria relativistica: Einstein aveva chiaramente preso un abbaglio.)
Ora, non so chi abbia rapito le versioni originali o chi abbia cambiato il loro microchip tipo Matrix. Chiunque egli sia, ditegli soltanto grazie, quelli vecchi se li tenga pure.
Operazione ingegnere /De sceltae, esamis et finta tesis*
Dopo una settimana di sofferenza, dopo aver stampato duecento copie dei piani di studio, dopo aver vagato senza una vera meta o una completa comprensione tra siti di energia nucleare e tesi energetiche di vario tipo, ho deciso. Ho schiacciato il pulsantino "Presenta PdS" con gli occhi chiusi, trattenendo il respiro. Ma siccome io non posso prendere una decisione così dilaniante senza rimorsi e ripensamenti, mi sono lasciata entrambe le strade aperte, e questo è il primo motivo per cui non scrivo nulla di definitivo.
Il secondo motivo è che ho fatto la pazzia di inserire esami in soprannumero per rendermi più facile un eventuale ripensamento e per complicarmi il già di per sè complicatissimo terzo anno. Son soddisfazioni. Per cui, acqua in bocca che ancora non so se sono energetica o nucleare. Per voi, però, posso essere entrambi (nella speranza che gli esami che dovrei sostenere in soddisfacente quantità da qui a luglio, mi suggeriscano una chiara ed agognata mèta). Ce la farà la nostra eroina a rimanere viva e con un minimo di attività basale residua da qui alla fine dell'anno accademico? Io ho scommesso sul 'forse'. Vedete voi.
Nel frattempo, ho la tesi. Wow. Su un qualcosa tipo vento, tipo turbina, tipo studi fluidodinamici delle palettature. Tipo tesi di ricerca, tipo mai fatta e da scrivere completamente, tipo nuova nuova. Tipo mercoledì so qualcosa di più preciso e so che muro prendere a testate. Però il tutto mi affascina, è una mole di lavoro non indifferente per cui siamo in due a sobbarcarcela, e il docente è davvero dolce, gentile e competente. Gli voglio già bene, e proprio per la sua salvezza personale cercherò di convincerlo a lasciar perdere l'aggiunta di felici nanomacchine: potrei arrivare ad attentare alla sua vita.
Ah, dimenticavo: siccome mi rimanevano giusto quelle tre sere libere, ho optato per la palestra e il corso per il CAE. Così da avere una base più solida da cui partire per le crisi di nervi e di iperattività.
* Oltre, come avrete notato, a non sapere più nulla di latino, ultimamente faccio fatica a coniugare verbi ed usare parole che non siano utili in ambito scientifico-industriale. Mi sembra di retrocedere alla pre-alfabetizzazione: l'altro giorno non sapevo se 'scegliere' si scriveva con la i o senza. Sì, esatto, 'scegliere'. E anche ora, ho paura di aver sbagliato.
Pronto, signora: lei ha bisogno di un nuovo aspirapolvere
Ogni tanto controllo il cellulare di mamma, per evitare che lei lo destini a morte certa prima che lui sia tecnologicamente pronto.
In cantina con lei vicino, sfilo l'aggeggino dalla tasca della borsa e gli dò una veloce occhiata.
"Mamma, hai due chiamate senza risposta" "Dove?" "Come 'dove'?! Sul cellulare! Guarda, c'è scritto qui" Lei ha preso il telefono, ha guardato dubbiosa le due frasettine bianco su nero e poi ha deciso il da farsi.
Rapida rapida per non perdere le chiamate, ha avvicinado il cellulare all'orecchio e ha urlato: "Pronto? Pronto?!"
Mi hanno pure mandato l'e-mail per avvertirmi in anteprima della cosa! Perchè dovete per forza farmi pesare che dopo Veline non posso nemmeno partecipare a Miss Italia? Perchè? Perchè? Eppure io mi sentivo bellina! Avrete un'altra vita infelice sulla coscienza. Una montagna di sogni infranti. Un futuro che, ormai, non ha più senso.
Ho tagliato i capelli. C'è che dice che m'invecchia, chi dice che sembro più dolce (sembro?), c'è chi dice che fa strano. Secondo me fa solo, innegabilmente figo. :P
Faccio finta di preparare un esame. Ci metto parecchio impegno, nel far finta, tanto che ormai devo affrettarmi nel comprare il secondo libro della Saga che sto leggendo, o il mio teatrino presto finirà miseramente (per la gioia dei miei risultati universitari, però).
Il 13 parto per Londra, sto via due settimane, non so come nè dove, ma un po' di brivido nella vita ci vuole. E' il primo step verso il Certificate in Advanced English, e l'idea sarebbe di prepararlo da privatista, ma si vedrà. (Poi si parla anche di riprendere l'amato tedesco: la strada è ancora lunga e tortuosa)
Sono stata nel posto dove fabbricano le nuvole, e ora devo trovare il coraggio di affrontare qualche problema. Le nuvole sono bellissime, anno dopo anno.
Non so bene cosa farò della mia vita, ma ho due scelte importanti davanti. Una già la sapete: mi chiuderò in una centrale nucleare o farò energetica? Brancolo nel buio lasciando che sia il mio sub/inconscio a lavorarci.
Tanto, comunque vada, io amo Puzzone, e ora anche un po' i miei capelli. (E gli orecchini nuovi.)
Irish blood, English heart This I'm made of There is no one on earth I'm afraid of And no regime can buy or sell me
I've been dreaming of a time when To be English is not to be baneful, To be standing by the flag, not feeling shameful Racist or partial
Irish blood, English heart This I'm made of There is no one on earth I'm afraid of And I will die with both of my hands untied
I've been dreaming of a time when The English are sick to death of Labour and Tories, And spit upon the name Oliver Cromwell And denounce this Royal Line that still salute him And will salute him Forever
Un adorabile personcino oggi ha detto che la canzone le ricorda me. Non so esattamente perchè, ma mi ha fatto un piacere immenso, ed è davvero deliziosa *_*
Sono andata a far la spesa, ho messo a posto la dispensa, ho tolto la gonna, l'ho infilata insieme agli altri jeans nell'oblò e ho fatto partire la lavatrice.
Quindi, complice il caldo (il mio codice d'onore -ma più che altro l'Enel- mi vieta di accendere il condizionatore insieme alla lavatrice; fortuna che ho impostato il ciclo breve), l'abbronzatura da isola d'Elba, il non trovare il prendisole - disperso in qualche meandro della casa ieri sera, la pessima abitudine presa da qualche tempo a questa parte, mi sono messa a girare felice per la casa in mutande e reggiseno.
Mentre insegnavo ad un Puzzone col sederino sulla tastiera che non si schiacciano tastini a caso senza sapere che significano, proprio fuori dalla finestra i muratori stavano facendo pausa caffettino.
Mi sono nascosta dietro al tavolo, ho recuperato qualcosa di decente ridacchiando e sono tornata al pc a cercare i treni per Santa Margherita Ligure.
I muratori sono ancora lì. Io, prima o poi, dovrò pur uscire di casa.
(E sarebbe anche ora di perderla, questa pessima abitudine. O, almeno, di indossare qualcosa di coordinato.)
Ma non mangiamo alla festa. E non beviamo birra. Alla festa della birra. Per giunta, arriveremo tardi.
Ora: che ci andiamo a fare alla festa della birra?
(Andiamo a sentire un gruppo che suona. Bene, peraltro, ma non è questo il punto. Il punto è che sono io che mi faccio idee strane e bislacche: quando mi si dice "andiamo ad una festa", penso sempre al pacchetto all inclusive.
Ok, c'ho le palle girate stamattina, si vede molto?)
Prenditi quello che sei e non rimpiangerti mai se non ti piaci, vedrai... non cambierai non cambierai non cambierai non cambierai... mai
Prenditi quello che vuoi e non nasconderti mai guarda le spalle che hai forse ce la farai forse ce la farai forse ce la farai forse ce la... forse ce la... forse ce la... forse ce la...
Guarda che cielo che hai guarda che sole che hai guardati e guarda cos'hai e... guarda dove vai
Questa settimana ho pianto. Disperatamente. Quasi tutti i giorni. Il clue è stato sabato, ma anche su domenica non ci sarebbe da ridire. Gli altri giorni boh, non ricordo.
Ho tre esami da preparare. Due la prossima settimana, e sto come in un buco nero. So di non essere pronta, ma sto troppo male per studiare. Eppure devo farlo, quindi lo faccio: poco e -di nuovo- male.
Mi sento trattata di merda. Tanto. Perchè se "rompo" forse c'è un motivo. E non capisce, e non capisce, e non capisce. Sono triste, scontenta, e per fortuna che c'è il mio robino a fare le fusa ogni tanto.
Sarà la vacanza più difficile di tutte, temo. Non sono più parte di nulla, nemmeno di me. Ed è difficile farsi riaccettare dagli altri, ed è difficile ricominciare a integrarsi. Temo di non averne la forza. Temo finirò per chiudermi nel mio guscio e passare una settimana orribile.
Non posso parlarne. Non riesco a dormire. Sono sola quasi tutta la giornata, e mamma dice che ha "paura io pensi cose strane che non devo pensare". Credo abbia più paura che io faccia cazzate, ecco tutto.
Ma non sto così malaccio. Di salute sto bene. Sono anche dimagrita. E adoro ancora le seppioline.
Mi hanno appena proposto "una raccolta di ricette riguardanti tutti i tipi di marmellate", scritte "su carta patinata antimacchia", che verranno "consegnate con relativo raccoglitore ad anelli" e due marmellatiere "anche piuttosto grandi".
Hanno poi specificato che si trattava di "un'eccezionale offerta per signore".
Ho trovato la mia nuova fissazione: le seppioline. *_______*
Non sono carinissime? *_________*
Tanto belline e dolci, lì, nell'acquetta che fanno ploch ploch. *____________*
We love seppioline.
Seppioline rulez.
Ho lasciato perdere lo studio per andare a cercare immagini, dopo aver, per l'ennesima volta, aperto il frigo con una scusa per vedere come stavano lì nella loro padellina. *____________*
Belline loro!
(A dir la verità Google mi dà solo immagini di seppioline un po' cotte, e a volte in mezzo ai cattivi calamari, ma a me piacciono di più senza occhi e bocca. Son più gioiose, nevvero?)
Pare che l'estate sia arrivata, stavolta per davvero. Io sono bianca come una pezza lavata, ma se non ho tempo di uscire per prendere le lenti a contatto dall'ottico, capite che men che meno ne ho per andare in piscina tutto il pomeriggio a spaparanzarmi al sole. Ma vorrei, eccome se vorrei.
Tra l'altro, questa settimana il Poli è stato invaso da imberbi giovincelli che felici sguazzavano tra borse plasticate dell'uni con tanto di materiale informativo, mensa, aule, prato e alberelli (rubando le panchine che sotto le fresche frasche fanno molto più studio delle aule (in cui si gela perchè noi dobbiamo farvi pesare il fatto che c'abbiamo il condizionatore e voi a casa morite di caldo*)). Concentrazione di donne: +90% rispetto al normale.
Ora, a parte la considerazione che, se venite in 50 a metà giugno volontariamente a trascorrere una giornata al Poli, dovete star davvero male, c'è davvero bisogno di tutte 'ste donne? Chi le ha mandate? Un'organizzazione umanitaria che si preoccupa di far svegliare il senso estetico gli ingegneri verso la stagione estiva? Qualcuno che spera di poterli staccare dalla calcolatrice programmabile?
Ragazzi, mi spiace, non c'è storia. Non ce la farete, accettate la sconfitta e punto. Cioè, se insistono nella canottierina visibile sotto la camicia a mezze maniche 360 giorni all'anno, c'è da prenderne atto e lasciar perdere.
(Che misantropismo)
Nel caso, però, vogliate mandare qualche letterato/sportivo/giurista figo ma non troppo, bastardo ma non troppo, sentitevi liberi. Fa bene a loro come esempio, a me per tirar su il morale.
Il punto è: volete perlomeno spiegare a tutte questa rampolle felici e gioiose che rompono i coglioni in fila alla cassa della mensa urlando simil oche, che forse i pantaloncini livello bernarda non sono troppo adatti? E che, forse, un po' più di stoffa in quella canottiera non è che proprio starebbe male? Ho capito che sei in vacanza, ma devi proprio farmelo pesare con un'abbigliamento mare-spiaggia-cocco bello?
Ma la cosa che mi dà più ai nervi sono quelle pance scoperte e abbronzate. Se mi va bene, sarò d'un colore decente il 15 d'agosto. Se va male, se ne riparla per l'anno prossimo che poi ho esami.
(Misantropa, misantropa, misantropa)
No, più che altro è invidia. Potessi, avessi tempo ed energie da dedicare a me stessa e null'altro, anch'io stare al limite dell'indecenza. Sopra, non sotto, ma il senso è quello. Se lo avessi saputo, avrei fatto scienze politiche. O diplomatiche. Ormai, sono entrata nel circolo vizioso e da qui non se ne esce.
Piuttosto: io a settembre dovrò decidere. E siccome già so che a prevalere non sarà un'attenta valutazione ma l'entusiasmo del momento, pensateci su anche voi che così non mi dànno l'anima da sola. Energetica o nucleare? Faites vos jeux.
*I coinqui ci terrebbero a ribadire: di caldo ma non di sete.
Non potrebbe spiacermi maggiormente, ma ho dimenticato gli appunti della conferenza tenuta da un docente dell'Università di Modena, vari fascicoli di Le Scienze ed altri articoli su a Milano. Così che poi le cose me le cerco e mangio nervoso tutta la giornata perchè non ho i dati sottomano.
Accontentatevi di quello che mi ricordo con sicurezza. Il costo al kilowattora di energia elettrica prodotta da centrali nucleari si aggira sui 3 centesimi di euro, inclusi costi di installamento, messa in opera e manutenzione dell'impianto, costi che non sono previsti nei calcoli riguardanti tutte le altre fonti energetiche. I passi avanti in termini di sicurezza si sono fatti eccome: la generazione cosiddetta 3+ è pronta, ed esistono diversi progetti di ricerca finanziati da Università e industrie anche e soprattutto italiane che si muovono in questo senso (senza contare che Enel ha già acquistato quantomeno una centrale slovacca ed è nel progetto del nucleare di terza della francese EDF) Dal 1986 ad oggi si è registrato un incremento che si attesta intorno al 49% del numero delle centrali nucleari presenti in europa, e Francia e Svezia hanno di recente preso accordi (ricordate la recente visita di Sarkozy in Gran Bretagna?) per la costruzione di due nuove centrali. Solo un 3% delle scorie sono veramente pericolose e non riutilizzabili, il restante 97% viene utilizzato in cascata fino a diventare non più pericoloso dei rifiuti ospedalieri, con tempi di smaltimento sulle centinaia di anni. Questo 3% altamente radioattivo, viene gestito dalle centrali stesse, che lo immagazzinano in blocchi che contengono, ognuno, gli "scarti" di 10 anni di funzionamento.
"Il solare" in realtà non è unico, si divide in fotovoltaico e a concentrazione. Capisco che la voglia di affermare "Il sole dà in un giorni l'energia che l'Italia consuma in un anno" sia forte, ma sarebbe meglio prima convertire questa energia (parola piuttosto vuota, dal punto di vista del consumo) in potenza (energia su unità di tempo, quella veramente utilizzabile e utilizzata). Bene, se io deve asciugarmi i capelli alle 10 di sera del 21 dicembre, l'energia che c'era alle 15 del 2 agosto come la uso? Lo so che è un esempio idiota, ma è immediato e serve a capire il concetto. L'accumulo di energia tramite le centrali idroelettriche è già usato, ma se ne perde il 60%. Si potrebbe usare il surplus di produzione per comprimere aria che poi andrebbe, a necessità, ad alimentare un turbina (o un sistema di), un po' macchinoso ma sembra che funzioni meglio. Rimane il fatto che il sole c'è quando pare a lui e non quando voglio io. La Germania viene spesso portata come esempio di nazione che si regge sul rinnovabile. Cagate. Ha una base di nucleare e carbone, unita a materiali organici, e copre i picchi di consumo giornalieri, questi sì, con le risorse rinnovabili. Ma, capitemi, non si può parlare di basarsi completamente su sole e vento quando ho delle aziende, degli ospedali, delle scuole da mandare avanti: dev'esserci qualcosa che mi garantisce che io non rimanga al buio mentre lavoro, e che la dialisi del paziente arriva alla fine.
Quello che si dovrebbe fare, e non è farina del mio sacco: sono idee che sento esporre continuamente da gente che, di sicuro, ne sa più di me -e, temo, più di Greenpeace :P- (si badi, è strettamente collegato al piano sui rifiuti) sarebbe: una base di nucleare e carbone per coprire la maggior parte del fabbisogno energetico giornaliero; idrico, solare ed eolico -nella misura in cui si può installarlo- per coprire un 20% del consumo e i picchi di richiesta, un ricilaggio dei rifiuti con recupero del materiale nell'esatta misura in cui serve, inceneritori che ricavino energia dalle masse organiche non riutilizzabili inclusi (alla base di tutto: raccolta differenziata, questa in alcuni luoghi sconosciuta).
Credo (spero) sia quello che il Governo intende fare. Lo so che detto così è facile... ma sarebbe semplice davvero. Cristallino. E' che nessuno vuol vedere in che disastro ci siamo lanciati. Ogni anno, per dire, diamo alla Francia tanti soldi da pagarci la costruzione e la messa in funzione di una centrale nucleare intera, ogni anno. E paghiamo la Germania perchè prenda i nostri rifiuti, loro li bruciano e ci vendono l'energia da essi ricavata. Manteniamo una centrale nucleare in Slovenia praticamente da soli, con le nostre importazioni di elettricità, una centrale che è più vecchia di quella che funzionava a Caorso (e di sicuro peggiore e più mal tenuta di quella che potremmo farci e controllarci da soli).
Sia chiaro: io sono assolutamente favorevole alle risorse rinnovabili. Ma vorrei che fosse chiaro che un paese industrializzato non può pensare di potersi basare solo su ciò che non può controllare e non decide lui di avere*. Sono indispensabili, ma prima di esse è indispensabile garantire che il ferro da stiro vada anche se finisce il petrolio o anche se il gas russo non arriva più.
Ci ho messo ore a scrivere tutto questo. E' che nel frattempo facevo altro, quindi sorbitevi la polenta e scusate l'eccessiva paratassi. Più che altro, se siete arrivati fin qui meritate quantomeno un bianchino. :)
*Credo sia la Norvegia, dovrei controllare, ma fattosta che è una nazione che si basa solamente sull'idrico. L'idrico noi l'utilizziamo praticamente tutto, ma non è che sguazziamo felici nei fiumi e spuntino trote da ogniddove. Cercate una mappa delle zone in cui c'è abbastanza vento da piazzarci un'elicuzza e vedrete che non sono tantissime. Idem per le zone in cui la presenza del sole è abbastanza gioiosamente costante. E d'altra parte c'è un paesino che, povero piccolo, s'era piazzato le sue belle palettine eoliche, e gli abitanti gli hanno fatto un culo a padella perchè "facevano rumore". Ho detto tutto.
Ho fatto una felice gitarella: io, la Polo e i fedeli Limp Bizkit ci siamo arrampicati per tutto un pomeriggio tra colline in fiore, straduncole in parte non asfaltate, alberelli sul cammino, fiuto da tartufi in diramazioni senza cartelli etc etc. C'era il risultato del derby a darci animo e, nonostante un incidente abbia bloccato per ore la strada principale, siamo riusciti a tornara a casuccia senza troppi problemi. Solamente, erano già le sette e non avevo più voglia di mettermi a studiare.
Tutto questo per dire che: sbucata felice di nuovo in mezzo a case e civiltà, ho scoperto di non riuscire a ritrovare l'adorabile cascina del prof. E dopo un viaggetto del genere senza navigatore, perdersi appena fuori Pianello fa un certo effetto.
A me tutte le frasi tipo "Noi siamo il Bene, voi siete il Male", fanno salire il sangue alla testa. M'infurio che sembro una iena. A prescindere da chi le rivolga a chi. "Mandano/manderanno/hanno mandato tutta l'Italia a catafascio", "ma gli Italiani sono deficienti, non capiscono un cazzo: guarda chi hanno votato" sono i modi più rapidi e sicuri di mandarmi in bestia. Perchè nessun partito politico, nessuna opinione possono aver fatto solo male o solo bene, nulla è del tutto sbagliato (*). E posso sputare veleno contro chiunque su queste cose. E poi, parlando di rifiuti: "Eh, ma è colpa della mafia. E più in su del Governo. E poi, delle industrie. Chiaramente, mi riferisco alle industrie del Nord." Chiaramente. Mai che sia colpa, anche, di chi parla. Quando poi si vietano manifestazioni pacifiche, o le tali si trasformano in proteste insensate contro tutto e tutti perchè l'unica cosa bella è l'anarchia e/o riapproppriarsi di ciò che è del popolo tutto (e, a mia insaputa, il portone o il muro di casa mia lo è, del popolo tutto)... lì, poi, manifesto appieno l'incoerenza: passo da un parte all'altra che nemmeno un fulmine. Datemi un punching-ball. Datemi una patata di sabbia antistress. Datemi qualcosa, qualsiasi cosa, anche un ananas. Io in qualche modo devo sfogarmi, vedete voi.
(*) E, anche se fosse, io sono molto fatalista: doveva succedere. Poi le mie idee strampalate mi attirano quantomeno antipatia, ma io riesco a condannare cose che capisco e ritengo possibili, ecco. Tutto dipende da lì.
Non è che io stia qui a piangermi addosso, eh. Anche se tutto lo sballottamento di ormoni primaverili così tanto annunciato non mi tange nemmen di striscio, un pochino di voglia di fare si cerca di averla. Mi costringo pure ad uscire. Chiaro che, se l'alternativa è rimanere chiusi in una stanza a crucciarsi dei mali della vita, la scelta di svagarsi dovrebbe risultare semplice. Purtroppo, di contro ci sono tante cose da recuperare, tante parole da dire anche se non se ne ha voglia, tanti posti dove andare anche se ti sento un poco fuori luogo e, forse, non accetto come un tempo. L'importante, è che ci sto provando.
Non sembra neanche vero: han deciso che pur'io son degna di ritrovarmi qui e, magicamente, dopo una serie pressochè infinita di minacce telefoniche, tecnici vari per casa ed io che coordino da Milano, tutto sembra essere tornato alla normalità. Anzi, ci siamo pure evoluti e vi scriviamo da un portatile grigetto* su cui ancora non campeggiano foto di Puzzone che spunta miagolando da ogniddove (ma presto porremo rimedio).
Abbiamo votato. Felicemente, e ripassando la crocetta tre o quattro volte che non si sa mai. Abbiamo seguito le proiezioni col coinquilino sinistrorso che si disperava, e ora cerco disperatamente adesivi con "Rialzati, Italia!" stampato sopra bello in grande da attaccargli su quaderni, vestiti, caviglie etc. Se riuscite a rimediarmi il manifesto con gli indiani, ancora meglio.
Polimi infame = Bleah. **
Bene, credo di aver sintetizzato tutto magnificamente.
Voi, tutto bene?
* Giusto per sfatare il mito che le donne in informatica e motori non riescono a raccapezzarcisi. ("Che macchina era?" "Era verde. E grossa.")
** Due anni di Ingegneria riescono a farti dimenticare tutto ciò che hai imparato sulla comunicazione in cinque anni di Regio Liceo. Se volete, però, posso linearizzarvi il risultato.
Stavo cantando a squarciagola "Ma 'ndo vai se il tuo Puzzone non ce l'hai" quando mi sono improvvisamente resa conto che i vicini potevano sentire benissimo il mio sfoggio di qualità canore in classici italiani rivisitati. Sono tornata a studiare. Probabilmente, la prospettiva dell'orale di giovedì spiega tutto.
Giornate schifose. Pensare che tra poco sono due anni non rincuora affatto (dovrebbe? sì, dovrebbe). A casa, aria di lite. Costante. E, purtroppo, non posso scappare a Milano. Mille cose, di cui una in primis, che mi fanno beatamente andare in bestia, ma su cui non posso permettermi di dire nulla. Di nuovo, purtroppo. Stamattina pensavo che, invece di lasciarlo decantare, avrei dovuto creare una centrifuga col cucchiaio nel caffelatte: la crusca avrebbe sedimentato può velocemente poichè si sarebbe moltiplicato il tutto per una costante maggiore di uno dipendente dalla velocità da me impressa al cucchiaio. Deduco che forse ora mi ricordo qualcosa. Un bene, in vista dell'orale. Mi ci è voluto un giorno per pulire la casa coinquilinante e, se ci penso, non trattengo la rabbia. Continuo a ripetermi, come un mantra, che "devo stare zitta, devo stare zitta, non peggiorare le cose, taccio, sto buona". Fosse per me, ucciderei qualcuno. Di urla, perlomeno.
Ho preso un voto che permette di non fare l'orale, a meno che io non lo chieda esplicitamente.
Ora che faccio?
(Stream of consciousness: Il voto non è quello che volevo, è un po' più basso (di almeno 2 punti). L'orale, però, coincide con altri esami. L'orale è una mazzata. L'orale è dopo l'appello di lunedì, il che vuol dire che se mi boccia vado davvero a luglio. E non ho molto tempo per prapararlo. (Anzi, non ne ho proprio, a dirla tutta.) Il voto mi abbassa di quasi mezzo punto la media. A luglio ho già 5 esami di default. (No, non sono indietro, sono perfettamente "in corso", è proprio il mio piano di studi che è scemo.) A questo esame tengo parecchio, e mi piace anche.)
Il 4 ho dato un esame. Esame che era un'ammissione ad un orale che avrebbe dovuto tenersi questa settimana.
Lunedì 18 c'è l'appello di questo esame. E, successivamente, ci sarebbero dovuti essere gli orali dell'appello.
Ora, il Poli (infame) funziona così: hai due appelli nella sessione immediatamente successiva al corso, poi un altro la sessione dopo (luglio), e quindi un ultimo, in questo caso a settembre. Il tutto per un totale di quattro (4) possibili tentativi ogni anno. Se fallisci, ti re-iscrivi al corso, per l'anno dopo (sembra una missione, lo so, ma praticamente lo è).
Detto questo (e vi assicuro che faccio una fatica immensa a stare calma e cercare di dire tutto con ordine) , viene il bello.
Isa ieri ha mandato un'e-mail al docente, chiedendo, se fosse stato possibile, di sapere il suo voto o quantomeno la data di pubblicazione, essendo l'appello molto (troppo) vicino. E, infine, una probabile data per l'orale.
Lui ha risposto che "i risultati saranno pubblicati domani", punto.
Nè una parola sulla data dell'orale relativo al preappello, nè una parola relativa all'orale dell'appello di lunedì.
E' giovedì.
Lunedì io dovrei essere pronta per uno scritto/un orale. (E ho altri due esami, la prossima settimana)
Questo è un esame pesante, una carneficina praticamente. La maggior parte non lo riesce a passare grazie, appunto, all'orale che è un po' un martirio.
E c'è la possibilità, e affatto remota, che lui decida di fare, a questo punto, UNA SOLA SESSIONE di orali. Roba che, se non lo passo, vado direttamente a luglio.
Io sto preparando TRE materie, e NON SO quale delle tre devo dare per prima.
NON SO che voto ho preso il 4.
NON SO che voto ho preso martedì 12 in fluidi, e quindi NON SO se lunedì 18/martedì 19 farò l'orale.
E, nei miei orali, MOLTO dipende dal voto con cui ti presenti, voto che hai meritato allo scritto.
Io dovrei avere il tempo, anche, di fare due conti e decidere se accettare/rifiutare. Io dovrei avere il tempo, anche, di prepararmi decentemente, come vorrei per due orali a cui tengo. Io dovrei avere il tempo, anche, di sapere quando sarò a Milano e quando no. Quando potrò preparare e mettere a computer il progetto di Sistemi Elettrici e quando no. SE farlo o meno, a questo punto.
Giustappunto ieri mi chiedevo perchè, telefonando per prenotare una cena con un'amica, tutte le pizzerie fossero al completo. (Cavolo, è giovedì, mica sabato! Che è sta roba: si esce tutti durante la settimana? Avvertitemi prima, almeno!)
(Cliccandoci su, si va addirittura qui. Come se io volessi davvero dei loghi con cuoricini. Mi sarebbe molto più utile un artificio mentale tipo Matrix che inserisca ogni informazione di Fisica Tecnica, Fluidi e Sistemi elettrici direttamente tra le mie sinapsi. Oppure, trovare il progetto di illuminazione/alimentazione di quel maledetto capannone industriale già finito, relazione inclusa. Di questo, sarei al Santo eternamente grata.)
Sì, lo so: non ne potete più. Ma sono in un'ansia distruttiva, devo sfogarmi, e quindi, per l'ennesima volta, si parla del periodo esami.
Stavolta ho dei temi da esempio, su cui basarmi per dare un voto alla mia incapacità. Incapacità che sguazza felice nei tre libri che dovrei sapere a menadito ma che, nonostante sia una settimana che non esco di casa per studiare, in testa sono entrati fin lì.
1) Teorema del pi-greco. Ce la posso fare. Ancora non l'ho ripassato, ma potrei saperlo.
2) Dimostrazione dell'equazione globale dell'idrodinamica. So cos'è. Il che è già un gran passo avanti. La dimostrazione è, però, un passo troppo oltre, ma potrei arrivare a sapere anche questa.
3) Dimostrazione del teorema di Bernoulli. Ce ne sono due. (Questo vuol dire che posso scegliere? Bene.) Al momento mi ricordo solo pezzi di entrambe, ma ci si può lavorare su.
4) Viscosimetri. Stai scherzando? Am I supposed to know ALL OF THEM?
5) Distribuzione delle tensioni tangenziali su una condotta cilindrica. Sto per sentirmi male. Non so da dove iniziare il discorso, non ho la più pallida idea di come condurlo.
6) Spinte idrostatiche su superfici curve. Questa domanda mi apre un mondo. Di angoscia, perchè vuol dire che felicemente TUTTI i casi di spinte devono essere a me noti tanto da dimostrarli uno ad uno.
Non ricorro al suicidio solo perchè, quantomeno, voglio vivere un'ultima estate consapevole.
Ok, ho deciso: salgo a Milano e passo la notte insonne nel mio cantuccio.
(Ho adorato tutto: le faccine stupite, gli "Oooh" di rappresentanza, le mascelle che cadono. E vi ringrazio per aver finto di non sapere. Ora però potete smettere :P)
Giuro, giuro, che per la fine di questa settimana saprò perfettamente dove girarmi quando arriverà il venditore FineDiMondo a propormi un nuovo motore/stufetta/condizionatore.
Giuro, giuro, che appena vedrò scritto "lasagna" penserò a un mezzo incomprimibile composto di acqua.
Giuro, giuro, che leggerò qualsiasi problema quel pirlone mi metterà e sorriderò beffarda iniziando a fargli grafici sotto il naso.
Giuro, giuro, che riuscirò a inquadrare ogni ciclo (orario o meno, non faccio una piega) nel suo giusto posto e, pure, a farci supposizioni di miglioramento.
Ok: forse per quest'ultima non mi sento di dare troppe assicurazioni in merito.
UPDATE: Ci ho pensato ora... ma siamo sicuri che non mi porto sfiga?
Tra l'altro, chi mi ha mandato così tanti abbracci? Ma parliamone: non è che me li darebbe pure dal vivo, che qui si soffre per carenza da zuccheri? Eh? Nemmeno se ricambio con un po' di biscotti home-made? Con un baffo di Puzzone?
Insomma, anonimo abbracciatore, fai la tua richiesta!
(Giustappunto, i distributori di coccole sono una delle cose che, prima o poi, inventerò. Che c'è bisogno di ammòre in mezzo a Milano.)
Ieri sera, senza motivo, è improvvisamente saltata la luce.
L'ingegnere di casa ha contribuito alla soluzione del problema degnandosi, nell'ordine, di: ridacchiare da sola al buio seduta sul divano, vagare su e giù per la scala con in braccio Puzzone, insistere nell'incolpare "questo malefico gatto" dell'increscioso fatto avvenuto, abbassare il contatore, alzare il contatore, seguire papà e la sua fedele pila nei suoi spostamenti, chiacchierare da sola di cose senza senso sperando che nel buio qualcuno ad ascoltarla ci fosse, abbassare il contatore, alzare il contatore, abbassare il contatore, alzare il contatore (ad libitum).
Il vigile del fuoco di casa, nel frattempo: smontava tutti i conduttori di casa, staccava tutte le spine, faceva su e giù armeggiando con cacciaviti, studiava ogni possibile contatto, accendeva candele, armeggiava con tutti gli scatolotti dell'appartamento, smontava in toto il salvavita, scopriva che un contatto nell'interruttore termico era salito al cielo, rimetteva tutto a posto, rendeva di nuovo la casa funzionante.
E dire che il primo febbraio ho un esame sulle reti elettriche.
Ecco, la vedete quella coccinellina? Sono io. Io che ho tanta voglia di coccole sul divano, io che scivolo, scivolo giù e nessuno è lì a raccattarmi e donarmi un altro stelo. (E mi basta che sia piccino, davvero: mi basta che sia mio)
Certo non credo si sarebbero lamentati in molti, se questo blog fosse d'improvviso sparito dalla circolazione: non ha mai avuto troppa importanza. Probabilmente me ne sarei fatta una ragione persino io.
Ma il fatto è che ci sono troppo affezionata per lasciare che Blog-City lo cancelli così impunemente. Che cancelli anni felici, anni tristi, commenti gioiosi o meno, ricordi di amici, di giorni, di cose vissute.
E così, trasloco.
La nuova casa non è ancora pronta: avrei voluto finirla e metterla in ordine prima di dirvi tutto, ma manca una settimana alla cancellazione, e vorrei che almeno qualcuno di voi possa avere il tempo -se vuole-, di vedere questo messaggio.
Quindi, eccomi qui. Mancano ancora i mesi da marzo a ottobre, ma spostare quasi quattro anni commenti inclusi non è semplice. E mancano i link, e mancano delle altre cose carine che mi sarebbe piaciuto mettere...